Bibrax, il clan celtico del XXI secolo.
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Il Nodo celtico, nodo eterno che traccia un percorso ininterrotto senza inizio e senza fine, è una produzione piuttosto tardiva dell’arte celtica.

Dall’Età del Bronzo in avanti, l’arte celtica incorpora mano a mano un repertorio sempre maggiore di forme- con una predilezione per quelle curvilinee- a volte astratte, a volte stilizzate da forme vegetali o animali.

Non è esattamente delineato il punto in cui all’utilizzo di queste forma venne aggiunto l’incrocio, tuttavia le sue origini vengono fatte risalire alla produzione dei grandi manoscritti miniati dai monaci cristiani irlandesi, monumenti e oggetti in metallo a partire dalla seconda metà del VI sec. d.C. (il nodo celtico fa la sua prima comparsa su Bibbie e Vangeli)
Il termine “celtico” per designare questo tipo di produzione artistica viene da alcuni considerato poco appropriato, preferendo la forse più corretta definizione di “stile insulare”, tuttavia, anche se poco corretto, la denominazione “celtico” è quella usata comunemente. I “Nodi” celtici sono dei tracciati senza un inizio né una fine.

L’intreccio celtico a tema zoomorfo è simile, ma le corde che si annodano terminano formando code, teste,zampe,ecc. Un’ipotesi sull’origine dei “nodi” afferma che essi approdarono in Irlanda a metà del VI secolo d.C. con i manoscritti copti del Nord Africa, affermazione che trae sostegno da certe somiglianze stilistiche, nel modo di utilizzare il colore e i metodi costruttivi che hanno i prodotti insulari con alcuni prototipi mediorientali.

Vi sono anche esempi Romani e Germanici che vengono citati come possibile fonte di ispirazione, la differenza sta nel fatto che un nodo celtico è un tracciato senza inizio e senza fine, e questa fondamentale caratteristica è riscontrabile nei precedenti copti, mentre non lo è per ciò che riguarda le altre fonti.

Non bisogna dimenticare che questo elemento decorativo è rintracciabile in diverse parti del mondo per cui è anche possibile ipotizzare uno sviluppo locale.

L’intreccio celtico a tema zoomorfo fu molto probabilmente influenzati dalle tradizioni artistiche dei Pitti, i cui monumenti in pietra di presentano incroci e motivi animali, ma anche dalle tradizioni germaniche e scandinave, con i loro animali che si riavvolgono su loro stessi. Rimane comunque il fatto che in nessuna delle aree citate il motivo dell’intreccio ebbe uno sviluppo così fiorente come in Irlanda; ciò che è significativo sottolineare, è che il tema dell’intreccio o del nodo, non apparteneva al repertorio grafico celtico finché all’improvviso si ritrovò praticamente ovunque e si sviluppò velocemente fino a raggiungere un tale grado di complessità che rimane sconosciuto alle culture che utilizzavano schemi a corde intrecciate.

Un buon artista non lascerà mai un termine al suo nodo, a meno che si tratto di una composizione che termina a spirale oppure in un animale.

Esistono due grandi categorie di intrecci nell’arte celtica:
  1. il “Nodo”, costituito da percorsi chiusi di corde che non hanno un inizio né una fine.
    Tali nodi seguono tutti due regole fondamentali (necessarie anche per riconoscere l’attendibilità di tutto quello che viene oggi definito come “nodo celtico”)
    La prima regola prevede che la corda che compone il nodo, ogni volta che ne incrocia un’altra, deve sempre seguire un percorso “sopra-sotto” e non può mai passare più di una volta o sopra o sotto; due o più passaggi o sopra o sotto sono considerati un errore e sono estremamente rari nei manoscritti miniati insulari.
    La seconda prevede che in un singolo punto si possono incrociare soltanto due corde, e non un numero indefinito come a volte si vede in alcune produzioni contemporanee.
    I nodi di questa categoria vengono spesso fusi con spirali ed altri motivi del periodo lateniano.

  2. La seconda grande categoria di intrecci è quella a motivi animali o zoomorfi.
    In questi tipi di disegni rimane sempre valida la regola del “sopra-sotto”, anche se a causa della complessità dei soggetti e dei loro attributi, non risulta sempre facili attenervisi. Inoltre questi tipi di intrecci hanno per natura una fine, quindi le corde dell’intreccio termineranno in code, teste, zampe ecc.

Con le conquiste vichinghe dell’ XI e XII secolo, questo genere di motivo decorativo inizia a declinare, pur rimanendo quasi costantemente presente nell’evoluzione artistica come segno visivo di un’eredità celtica, o semplicemente come elemento decorativo ripreso da diversi correnti artistiche.

 

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