Bibrax, il clan celtico del XXI secolo.
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Torc celticoI torques (singolare torquis) erano tipici collari celtici: essi indicavano l’alto rango sociale o il valore guerriero di chi li indossava ed avevano un significato magico – religioso, in quanto tale monile è frequentemente indossato dalle divinità.

È costituito da un anello (aperto o chiuso) generalmente con la parte terminale sagomata a tamponi, con motivi sferoidali antropomorfi o rizomorfi. Realizzato in rame, bronzo, argento e oro traeva, proprio dai materiali, le peculiarità di forma e consistenza. In genere i metalli più preziosi si lavoravano per fusione o laminazione ed avevano una sezione cava, mentre i materiali meno nobili venivano sagomati con azione meccanica ed avevano corpo pieno o “ritorto” e lavorato come un trefolo metallico. Chiaramente il tipo di metallo e la qualità della lavorazione distinguevano il rango sociale ed il valore del proprietario o della proprietaria, dato che il monile non era di esclusivo appannaggio maschile. Ovvio che un manufatto prodotto per trafilatura può essere allargato (per indossarlo) e successivamente stretto senza problemi, senza danneggiamento e rendendo superflui ganci di chiusura. Per i collari pieni o di sezione cava invece si imponeva spesso un sistema di chiusura (anteriore o posteriore) che rendeva l’oggetto un collare chiuso. Non pensiamo quindi al torquis come un canonico “cerchio spezzato” perché l’evidenza archeologica ci fornisce entrambe le versioni con la stessa valenza socio-spirituale, rendendo aleatorie tutte le supposizioni fatte sulla simbologia del “cerchio spezzato”.

In Europa gli individui di classe elevata venivano inumati con torques al collo ma anche la principessa rinvenuta a Vix in Borgogna indossava un manufatto analogo. Altri ritrovamenti, di origine votiva ci consegnano recipienti contenenti sia monete che torque d’oro, così come in altri casi voluminosi e pesanti torque sono stati rinvenuti spezzati (il consueto “danno rituale”). Proprio i ritrovamenti di tali manufatti di proporzioni esagerate avallano ancor più la simbologia sacra dell’oggetto che, in tali fogge, era probabilmente destinato ad un utilizzo rituale: forse esposto durante le celebrazioni, indossato da statue di divinità o creato per sacrifici votivi agli Dei.

Vi sono molte rappresentazioni nella quali esseri umani e divini indossano torques. Il “Galata Morente” ritrae un guerriero celtico nudo con un torquis al collo; ed ancora divinità celtiche e romano-celtiche vengono ritratte frequentemente con questo emblema del loro alto ufficio al collo. Il torquis caratterizza anche l’immagine di una delle principali divinità dei Celti, il dio Cernunnos. Egli appare sul Calderone di Gundestrup con un torquis al collo ed uno stretto in mano, in uno schema dal “doppio collare” che ritroviamo in numerose rappresentazioni, dalla Val Camonica alla Gallia.

Gli autori classici menzionano l’usanza celtica di indossare il torquis; Strabone parla della consuetudine dei Galli di esibire ornamenti d’oro e torques al collo, mentre Dione Cassio ci racconta del grande collare a torciglione indossato dalla Regina degli Iceni Boudicca. Del resto sono numerose la raffigurazioni di guerrieri celtici nudi o seminudi sul cui corpo armato risalta il torquis quasi a rappresentare una protezione magica contro gli attacchi nemici. Un usanza tanto radicata rendere il torquis un bottino molto ambito presso l’esercito romano, tanto che i collari sottratti agli uccisi venivano assegnati ai soldati che si erano particolarmente distinti in battaglia (Plinio – Naturalis Historia).

Fonti

  • Strabone [IV, 4, 5]
  • Dione Cassio [LXII 2, 1-4]
  • Plinio [Naturalis Historia]
  • Miranda J. Green [Dizionario di mitologia celtica]
  • Kommios [forum di Celtic World]
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