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Il dizionario degli autori storici è opera di Filippo Liuti del Comitato Scientifico di Bibrax | Pubblicato il 01/01/2002

 

Diodoro Siculo

Diodoro Siculo, dipinto ottocentesco nella Biblioteca Comunale. Storico nato ad Agira in Sicilia, vissuto nel I sec. a.C.; scrisse in greco un'opera intitolata Biblioteca storica composta da quaranta libri dei quali sono pervenuti completi i primi cinque libri e quelli dall'XI al XX; per gli altri si può disporre di ampi estratti e citazioni. La narrazione partiva dalle origini del mondo sino alla conquista della Britannia da parte di Cesare.

 


 

Posidonio

Posidonio di Apamea, città della Siria, vissuto tra il 135 e il 50 a.C. circa, studiò con Panezio ad Atene, poi istituì una propria scuola a Rodi, dove Cicerone lo visitò tra il 79 e il 77 a.C. Fu in rapporti amichevoli anche con Pompeo, l' acerrimo nemico di Cesare. L 'opera di Posidonio é caratterizzata dalla vastità dei suoi interessi enciclopedici.

Viaggiò in Gallia, Spagna, Nordafrica, attento alle condizioni geografiche e di vita delle varie popolazioni, ricavandone materia per i suoi scritti di geografia, storia ed etnografia. Ma si occupò anche di questioni astronomiche, del problema della misurazione della circonferenza della terra e dei fondamenti della geografia euclidea, contro attacchi mossi alla validità di essa da parte dell' epicureo Zenone di Sidone.


 

Cicerone

Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino nel 106 a.C da un'agiata famiglia equestre. Entrò nell'attività politica nell'80 con la difesa di Sesto Roscio Amerino, che era stato accusato di parricidio per un intrigo a sfondo politico.
Nel 75 ottenne la questura per la Sicilia occidentale e si guadagnò la gratitudine dei Siciliani che lo vollero come loro avvocato nella causa da loro intentata a Verre.

Come edile nel 69 e pretore nel 66, sostenne la legge che dava a Pompeo il comando della guerra contro Mitridate, e, nell'anno del suo consolato, il 63, avversò gli eccessi dei popolari, opponendosi alla legge agraria di Servilio Rullo.
Stroncato il tentativo di Catilina di giungere al potere per vie legali e repressi in seguito i suoi tentativi sovversivi, Cicerone si schierò con decisione dalla parte dei conservatori, che si stringevano intorno a Pompeo (Pd.).
La sua prestigiosa presenza fra le file degli oppositori costituiva un ostacolo per il primo triumvirato, quindi Clodio, filocesariano, si sbarazzò di lui chiedendone l'esilio per aver fatto giustiziare dei cittadini romani senza regolare processo al tempo della repressione della congiura di Catilina.

Tornato dall'esilio un anno dopo, Cicerone dovette difendere la sua stessa casa ed i suoi beni ("De domo sua") e consigliò invano gli ottimati di non alienarsi Pompeo al punto da spingerlo ad allearsi con Cesare. Cicerone si impegnò per scongiurare la guerra civile, ma quando essa divenne inevitabile si schierò dalla parte di Pompeo.
Dopo la battaglia di Farsalo e la definitiva sconfitta del partito pompeiano, Cicerone si riavvicinò a Cesare e, quando questi venne ucciso nel 44, abbandonò la città. Al suo ritorno si scagliò contro Antonio e sostenne il diritto di Ottaviano alla successione, ma, allo stringersi del secondo triumvirato, Ottaviano lo sacrificò alla sete di vendetta di Antonio.
Cicerone fu il primo nella lista delle nuove proscrizioni: presso la sua villa di Formia, l'oratore fu raggiunto ed ucciso dai sicari di Antonio.


 

Cesare

Caio Giulio Cesare nacque il 13 luglio del 100 o 102 a.C. dalla nobile famiglia Giulia.
Era nipote del generale Gaio Mario e genero di Lucio Cornelio Cinna, di cui aveva sposato la figlia Cornelia.

Dopo aver condotto nel 78 a.C. una campagna contro i Pirati partecipò alla terza guerra mitridatica, poi si affiancò a Pompeo (Pd.) e Crasso (Pg.) quando questi smantellarono la costituzione sillana.

Fu questore in Spagna nel 70 a.C., edile nel 65 a.C., pontefice massimo nel 63 a.C..
Nel 62 a.C. fu pretore, nel 61 a.C. propretore in Spagna e, quando già apparteneva al numero degli uomini politici più ricchi e potenti di Roma, si accordò nel 60 a.C. Pompeo e Crasso per il primo Triumvirato.
Eletto console, fece approvare una legge agraria che ordinava la distribuzione ai veterani delle terre del demanio pubblico, poi, grazie ad un plebiscito, ebbe il comando militare della Gallia Cisalpina e dell'Illirico, cui il Senato aggiunse la Gallia Narbonense.
Conquistata definitivamente la Gallia nel 52 a.C. - impresa il cui resoconto venne da lui stesso stilato nel commentario in 7 libri "De bello gallico"- si candidò nuovamente al consolato.
Ma il clima politico di Roma era già cambiato: dopo la morte di Crasso, infatti, il triumvirato era stato sciolto e Pompeo, complice la lontananza di Cesare, era divenuto padrone del campo. Egli sosteneva ora che Cesare avrebbe potuto avanzare la sua candidatura al consolato soltanto dopo aver deposto l'"imperium". Cesare per tutta risposta, violando apertamente la legge, attraversò in armi il Rubicone nel gennaio del 49 a.C.. Si aprì, con questo atto, la stagione della guerra civile, anch'essa narrata dallo stesso Cesare nel commentario "De bello civili".
Pompeo si ritirò in Grecia e Cesare, dopo aver occupato l'Italia, conquistò la pompeiana Marsiglia, ebbe ragione in Spagna delle legioni di Pompeo ed affrontò Pompeo stesso a Farsalo nel 48 a.C. infine, lasciato in Italia Antonio come "magister equitum", si apprestò ad affrontare i Pompeiani in Africa.
A Munda, nel 45 a.C., sconfisse Gneo Pompeo, figlio di Pompeo il Grande.

Dopo le vittorie di Farsalo e di Munda, Cesare andò a poco a poco sommando sulla sua persona le principali cariche dello stato. Quando adottò suo nipote Ottaviano, per il Senato fu chiaro che Cesare intendeva instaurare un regime dinastico: sessanta senatori si riunirono in una congiura capeggiata da Bruto e Cassio e Cesare fu ucciso con ventitrè colpi di pugnale davanti alla statua di Pompeo, alle idi di Marzo del 44 a.C..
Il progetto politico di Cesare fu completato da Ottaviano.
In Dante spesso Cesare rappresenta il potere politico.


Tacito

Cornelio Tacito nacque da una famiglia di rango equestre intorno al 55 d.C., secondo alcuni a Terni, ma più probabilmente nella Gallia Narbonense . Discepolo a Roma del retore Quintiliano, fu avvocato e uomo di stato. Dopo la pretura dell’88, fu con ogni verosimiglianza in Gallia e in Germania, con incarichi amministrativi e militari. Il matrimonio contratto nel 78 con la figlia del valente Generale Gneo Giulio Agricola, gli spianò la carriera fino a fargli raggiungere, dopo il clima di repressione dell’impero di Domiziano, Il Consolato e il Proconsolato (112-113). Morì intorno al 117. Tutta l’opera storica di Tacito è una miniera di notizie inerenti usi costumi e storia delle popolazione celtiche e germaniche: nel De vita Iulii Agricolae (spesso citata semplicemente come Agricola) egli narra della vita del suocero che fu a lungo legato imperiale in Britannia; nelle Historiae e negli Annales (la partizione in libri di queste due opere è oggetto di controversie), narrando annalisticamente si occupa di tutte le vicende dell’Impero e delle sue provincie; la Germania, infine, è una breve monografia dedicata all’etnografia dei popoli Germanici. Ancora in discussione l’attribuzione del Dialogus de oratoribus, che ha per oggetto la decadenza dell’oratoria in età imperiale.

Fonti
Ed. principali Historiae: H. Heubner, Leizpig, 1978
Annales: Koestermann, Leizpig, 1971
Agricola, Germania, Dialogus de oratoribus: Koestermann, Leizpig 1970

Plinio il Vecchio

Nacque a Como nel 23 D.C. da una agiata famiglia di rango equestre. In qualità di tribuno militare fu in diverse provincie dell’impero: tra il 46 ed il 58 passò lunghi periodi in Germania con la possibilità di osservare usi e costumi dei popoli autoctoni (la monografia storica Bella Germaniae, riferibile a questo periodo, purtroppo non ci è giunta, ma fu ampiamente utilizzata come fonte da Tacito per la sua Germania). La sua carriera, dopo aver subito una battuta d’arresto sotto Nerone, lo condusse con Vespasiano a rivestire il ruolo di procuratore imperiale, con diversi incarichi d’alto prestigio. Riconfermato da Tito alla prefettura della flotta imperiale di stanza in Campania, trovò la morte nella celebre eruzione del Vesuvio del 79 D.C., (celebre il racconto della sua morte contenuto in due lettere [VI,16
VI,20] del nipote Plinio il Giovane). La produzione letteraria di Plinio fu sterminata ma è andata del tutto perduta ad eccezione della monumentale Naturalis Historia, che mira a condensare nel ragguardevole numero di 37 libri tutto lo scibile fino ad allora raccolto dall’antichità. L’opera, pur essendo di ampio respiro, è il risultato della sintesi e della schedatura di tutta la letteratura scientifica o para-scientifica che l’autore ha avuto modo di leggere, senza alcuna cura nella selezione e nella verifica del materiale esaminato ed è, ciononostante, preziosissima per noi moderni sia come repertorio di notizie antiquario-mitologiche, sia come espressione della mentalità e del metodo di approccio ai fenomeni naturali presso gli antichi.

Fonti
Ed. principali: l’unica collana di testi critici che attualmente annoveri l’intera Naturalis Historia è quella delle edizioni francesi Les Belles Lettres.

Dione Cassio

Ignoriamo data e luogo della sua nascita. Originario della Bitinia, giunse a Roma nel 180 D.C. ed entrò a far parte del senato, entrando in contatto con l’ambiente di corte; dopo aver rivestito due volte il consolato ( la seconda ebbe come collega lo stesso imperatore Alessandro Severo) fu proconsole in Africa e legato imperiale in Pannonia e Dalmazia. La sua monumentale Storia di Roma, composta sull’onda del consenso imperiale, doveva contare originariamente ben 80 libri, trattando annalisticamente tutte il periodo compreso tra le origini ed il 229 D.C; a noi sono rimasti per intero solamente i libri XXXVI-LX e parti dei libri LXXIX-LXXX, del resto abbiamo frammenti o excerpta di epoca bizantina.

Fonti
Ed. principali: Boissevain, Berlin 1895-1931

Polibio

Originario di Megalopoli, Polibio visse ca. tra il 200 e il 118 a.C.; compose le Storie in 40 libri di cui sono conservati per intero solo i primi 5 e solo in estratti i rimanenti, incentrate sugli avvenimenti che videro l’ascesa della potenza romana tra il 220, inizio della seconda guerra punica, e il 146 a. C., contemporanea distruzione di Cartagine e di Corinto.

La stessa biografia di Polibio, oltre che la sua importante riflessione di storico, si intreccia con le vicende dell'espansione romana nel Mediterraneo. Nel 168, dopo la sconfitta dei Greci a Pidna, nella confusa resa dei conti dei romani con la fazione filomacedone della lega achea, fu costretto a Roma per subire un processo; stretta un'amicizia con Scipione Emiliano, di cui divenne precettore, Polibio si ritrovò al centro della vita culturale e politica dell'urbe e poté assistere a importanti eventi, quali la presa di Cartagine e l'assedio di Numanzia, e condurre diversi viaggi nei territori conquistati, sempre al fianco di Emiliano che divenne il suo protettore.

La cifra di Polibio consiste, essenzialmente, in una serrata riflessione di tipo politico e militare sull'irresistibile ascesa della potenza romana, di cui fu spettatore; da qui muove l'interesse per la ricerca storiografica, nel quadro di una tradizione ben radicata nel mondo greco, ma senza particolari inenti di ricerca stilistica. La sostanza, nei suoi intenti, deve prevalere sulla forma. In ogni caso, gli scritti di Polibio, unica testimonianza superstite di una certa consistenza della storiografia ellenistica, sono di grande importanza anche ai fini di una conoscenza dei modi linguistici della koiné diálektos, la lingua comune che soppiantò le varietà dialettali del mondo greco.

L'obiettivo di Polibio, sulla scorta di Eforo, è quello di offrire una visione universale della storia, resa appunto possibile dalla conquista romana di quasi tutta l'ecumene. Il soggetto del discorso storico è offerto esclusivamente dai fatti politico-militari, senza alcuna indulgenza alle digressioni di tipo etnografico ed erudito; una storia 'pragmatica', dunque, come egli stesso la definisce, basata sulla ricerca e l'analisi delle fonti, sulla competenza politica (il VI libro è interamente dedicato alla 'teoria delle costituzioni'), sulla visione autottica delle città dei luoghi in cui si sono svolti gli eventi narrati.

Da qui discende l'importanza della competenza geografica: la geografia è parte della storia (cfr. per es. III 57-59, etc.); da qui, inoltre, si distingue lo storico 'pragmatico', che ha una conoscenza diretta dei luoghi, rispetto all'erudito che basa il suo lavoro esclusivamente sulle fonti.

Fonti
Ravenna, Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali
Esegesi delle fonti letterarie, corso monografico (2000/01)
http://www.dm.unife.it/esegesi/polibio.html

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