Bibrax, il clan celtico del XXI secolo.
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Irish WolfhoundI Celti dell' Europa continentale possedevano un levriero probabilmente discendente da quelli immortalati nei dipinti egiziani e che possiamo rivedere oggi nelle vesti del magnifico Irish Wolfhound, un cane la cui origine è antichissima. Arriva a superare più di 90 cm al garrese figurando così tra i giganti delle razze canine, ma lo caratterizza un'indole mansueta, diventando feroce solo se attaccato, ed in effetti nello stemma degli antichi re d'Irlanda e sulle loro armature erano rappresentati due Irish accompagnati dalla frase: "Gentle when stocked, fierce when provoked" (gentile se accarezzato, feroce se provocato), parole che ben descrivono il suo carattere dolce, fedele, ma anche fiero e potente. E' portato a conoscere e socializzare con gli altri cani senza cercare di primeggiare ma facendosi comunque trattare col dovuto rispetto, e si affeziona in particolare con i cani piccoli con i quali stringe anche singolari patti di solidarieta'.

Come si diceva, si tratta di una razza molto antica, risalente forse al primo secolo A.C. o anteriore: gli studiosi sono divisi fra quelli che sostengono la sua discendenza dal Deerhound e altri che lo ritengono il progenitore. E' molto più probabile, invece, che derivi dal medesimo ceppo che ha dato vita anche al Levriere scozzese e che soltanto le condizioni ambientali abbiano determinato le differenze di mole e di struttura che dividono il Wolfhound dal Deerhound. Il nome stesso della razza dice che si tratta di un cane utilizzato in origine e sino alla fine del XVII secolo soprattutto per la caccia al lupo (in particolare quelli che infestavano le foreste europee), esperienza dalla quale ha conservato coraggio e ardimento notevole.

Spesso troviamo traccia della loro presenza durante i combattimenti anche nelle antiche saghe scozzesi, oltre che nella mitologia celtica, ma il primo riferimento scritto in cui è citato l'Irish Wolfhound é di un console romano nel 391 d.C., Quintino Aurelio Simmaco, di cui parleremo più avanti.

Questi cani vengono inoltre nominati dagli Uisneach (I sec.) che parlano di 150 cani in fuga con loro verso la Scozia.

 

Simbolismo e valore per i celti e nella storia

Cú Faoil era il leggendario levriero utilizzato nella caccia ai grandi ungulati le cui gesta ci sono state tramandate sino ad oggi.

Nella mitologia e nella cultura celtica la figura del cane ha sempre ricoperto un ruolo di rilievo.("... tanto che nel citare i beni di un re non veniva mai a mancare un cane" Taraglio, Il vischio e la Quercia, 2001), ed era associato spesso al mondo dei guerrieri: paragonare un eroe ad un cane significava celebrarlo e rendergli omaggio.

L'antico Irish accompagnava questo popolo sia nella caccia che nella guerra, ovvero nelle attività che per loro erano assolutamente sacre e per le quali si doveva aver superato un apprendistato di tipo iniziatico.

Oltre che alla guerra, la figura del cane veniva associato anche alla salute, in quanto i Celti ritenevano la sua saliva essere curativa per alcune malattie ed il loro Dio della Guarigione Nodens aveva come aspetto zoomorfico proprio quello di un cane.

Inoltre, i cani erano simbolicamente rilevanti anche nell'ambito della morte: infatti il Dio del mondo sotterraneo era accompagnato da cani bianchi con le orecchie rosse (il Dio gallese dell'oltretomba Arawan ha una muta di tali cani, cfr. Mabinogi, i Cwn Annwn, o Cani di Annwn), mentre nella mitologia irlandese il cane Dormarth sta di guardia al regno dei morti (un pò come il cerbero dei miti classici). In effetti, i racconti mitologici Irlandesi sono ricchi di riferimenti a cani da caccia dalle abilità straordinarie, come il Cucciolo di Ioruaidhe citato nel Lebor Na hUidre. Vi sono infiniti racconti nella cultura celtica in merito a cani fantastici o incantati a volte beneauguranti, a volte no; possiamo citare ancora due esempi: Sucellos, il "Buon Colpitore", divinità gallica assimilabile al Dagda gaelico che viene a volte ritratto in compagnia di un cane di grandi dimensioni, e il famoso Cuchulain.

E' l'eroe più valoroso della stirpe celtica, condottiero dell'Ulster, le cui origini sono divine in quanto suo padre è Lugh, ed il suo nome significa "cane di Cullan". Cullan aveva un cane ferocissimo a protezione della sua casa. Cuchulain venne aggredito da questo cane e lo uccise. Per sdebitarsi si fece dare da Cullan un cucciolo del cane ucciso e lo addestrò a proteggere il padrone. Si offrì inoltre di difendere personalmente la casa di Cullan. La sua generosità venne riconosciuta da tutti e il suo soprannome divenne appunto Cuchulain.

Sappiamo che i primi cani domestici adottati nei primordi dalle popolazioni celtiche erano strettamente imparentati con i Greyhound asiatici, una razza di levrieri; fu però in Britannia che si sviluppò la tipica razza canina che divenne propria delle popolazioni celtiche, e che dall'isola venne esportata in tutta l'Europa.

In Britannia si sviluppò anche il Deerhound (“cane per cervi”), che differiva per il pelo più folto e setoso, e successivamente, a seguito di incroci con molossoidi importati dai Fenici, dal Deerhound si produsse un nuovo ramo, quello del Wolfhound: molto simile al Deerhound, ma di corporatura più leggera.

Il " Pugnax Britanniae", come lo chiamarono i Romani per la sua ferocia, venne esportato nel continente già alcuni secoli prima della conquista romana, come testimoniato dalla Fibula di Braganza, reperto ritrovato in Spagna e datato tra il 250 e il 200 a.C. Su questo ornamento è raffigurato un Celta in assetto di guerra, con scudo ed elmo, in compagnia di un cane dai tratti inconfondibili del Wolfhound.

La più antica testimonianza scritta in merito a questi cani si ha con la lettera scritta dal console Quinto Aurelio Simmaco, nel 391 d.C., al fratello Flaviano, all'epoca in Britannia, dove lo ringrazia per il graditissimo dono di sei o sette cani Irish impiegati poi nei giochi circensi tra lo stupore e la meraviglia di tutti.

Nonostante anche i Romani avessero selezionato un cane da guardia e da combattimento, chiamato "Canis Pugnax"( ancor prima conosciuto dagli Spartani col nome di "Molosso Lacone"), la sua tipologia si differenziava notevolmente dal "Pugnax Britanniae".

Infatti, potremmo dire che i Celti adoperavano un levriero ricercando soprattutto la velocità finalizzata all'impatto (un Wolfhound lanciato è in grado di atterrare un cervo adulto), proprio come tatticamente facevano i loro guerrieri; mentre i Romani adoperavano un molossoide di corporatura maggiormente robusta e con una tenacia incrollabile (probabilmente originato dal mastino o dal Cane Corso).

Nei secoli successivi, diversi fattori misero in pericolo la sopravvivenza della specie, il più importante dei quali fu la progressiva scomparsa dei lupi, la preda principale del Wolfhound, prima dalla Britannia e poi dall'Irlanda.

 

L’Irish Wolfhoud in tempi recenti

Quando intorno al 1600 il lupo si estinse sull'isola britannica, i cani utilizzati per la sua caccia cessarono di essere indispensabili e si passo' a produrne di meno impegnativi, abbandonando l'allevamento di un cane che fu sempre un'autentica rarita'. Non solo: a incidere fu anche l’esportazione continua: ad esempio coppie di Irish Wolfhound furono dati in regalo alle case reali europee e scandinave dal medioevo fino al XVII sec.

Gli Irish furono inviati in Inghilterra, Spagna, Francia, Svezia, Danimarca, India e Polonia. Nel XV sec. fu addirittura richiesto ad ogni contea di avere 24 "cani da lupo" per proteggere le greggi dei contadini dai loro attacchi.

La proibizione di Cromwell (1652) di esportarli aiutò a preservare il loro numero solo per un certo periodo, poi si arrivò comunque alla soglia dell’estinzione della razza alla fine del XVII sec.

Il ritorno all'interesse verso la razza ha accompagnato la crescita del nazionalismo irlandese nel tardo XIX sec. in quanto questa razza incarnò simbolicamente la cultura irlandese ed il passato celtico.

Il salvataggio del gigante d'Irlanda, e la sua storia moderna, fu ad opera di alcuni gentiluomini benestanti tra cui spicca soprattutto la figura del Capitano Graham (1833-1909), gallese spesso indicato come il vero salvatore della razza.

Per ricostruirla gli allevatori si avvalsero dei pochi soggetti ancora reperibili nelle campagne incrociandoli con Alani, levrieri russi ed anche con il Grande Cane del Tibet.

Fu il Capitano Graham a stilare il primo standard insieme al colonnello Garnier e quando nel 1884 fu iscritto nel libro genealogico inglese il primo Wolfhound lo standard era talmente preciso da restare invariato per circa un secolo.

Attualmente l’Irish Wolfhound ha riconquistato quasi interamente la fama che conobbe nel medioevo ed è allevato in numero considerevole anche al di fuori dell'Irlanda.

 

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