Bibrax, celti e dintorni
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Gli elementi storici ed archeologici relativi alle religioni delle Gallie sono molto rari ed eterogenei e non permettono di definire con precisione, a volte neanche superficialmente, le credenze delle diverse popolazioni celtiche continentali esistenti prima della conquista romana.

La stessa natura orale e segreta della dottrina druidica ha impedito che potessero giungere a noi elementi concreti ed indicazioni che potessero permettere di distinguere chiaramente i suoi contenuti e le sue espressioni più contingenti, quali invocazioni, rituali e quant'altro relativo all'espletamento delle funzioni sacre.

I 2 testi magici che analizziamo in questa ricerca sono tra i pochissimi giunti fino a noi e sono posteriori alla conquista delle Gallie. Sono entrambi i più lunghi esempi di epigrafia celtica giuntici e furono fondamentali per la comprensione del brittonnico arcaico.
Vengono ritenuti il più delle volte espressione non di un corpus rituale religioso predefinito e tradizionale, ma testimonianza di un tipo di superstizione diffuso in tutto il bacino del mediterraneo a tal punto che risulta evidente ed innegabile l'influenza delle pratiche magiche romane, prima fra tutte la "defixio".

Defixio era un termine latino che in origine significava "piantare un chiodo" e per estensione divenne l'azione di recare danno a qualcuno attraverso un sostituto, quale appunto una tavoletta di piombo. D'altronde l'immagine di incidere con un utensile appuntito su una tavoletta di piombo invettive e maledizioni verso qualcuno ci comunica perfettamente il fine ultimo di questa procedura.

Ciò nonostante e malgrado l'univocità del veicolo e delle forme che vennero evidentemente prese in prestito ai conquistatori romani, i testi magici celtici si distinguono per l'originalità delle fonti, popolari, a cui attingono e verso i medium ai quali si indirizzano per ottenere quanto richiesto. In tal senso sono un importante indicatore delle credenze e delle superstizioni di quelle antiche genti e soprattutto rappresentano una delle rarissime testimonianze epigrafiche in lingua celtica.

I testi magici dell'area delle Gallie posero inizialmente alcuni problemi particolari ai filologi. Per molto tempo infatti furono considerati inutilizzabili a causa del pessimo stato delle tavolette di piombo su cui erano incisi o a causa del riutilizzo di queste stesse tavolette che riduceva il testo epigrafico ad un miscuglio confuso di linee e lettere inidentificabili. Fortunatamente con il passare del tempo il materiale di studio rinvenuto aumentava così come avanzavano le tecniche di decrittazione, fino a permettere di giungere a delle vere e proprie traduzioni con la chiara identificazione delle particelle verbali e della complessa sintassi dei testi.

Accenni alla magia presso i celti possiamo trovarle anche presso gli autori classici, che segnalavano l'utilizzo da parte di questi popoli per le loro epigrafi magiche di uno strano segno, il cosiddetto "Tau gallicum", una sorta di lettera "d" barrata, probabilmente derivata dalla theta greca che presso i celti aveva un suono speciale, il -ts-.
E' l'unico segno estraneo in questi testi magici e per questo li caratterizza, visto che per il resto sono redatti con lettere latine.

Il Tau gallicum rappresenta un piccolo mistero, buona parte dei moderni filologi ritengono che il suo uso fosse da imputare semplicemente al fatto che l'adozione di un segno inusuale ed arcano esaltasse il senso superstizioso di questi testi. Se il motivo fosse realmente questo non si comprende allora perché invece di accontentarsi di un singolo segno i redattori di quei testi non avessero utilizzato un intero alfabeto sconosciuto o magari inventato e quindi maggiormente misterioso! Per quanto ci concerne, il mistero del Tau gallicum persiste.

Un ulteriore mistero riguarda i redattori di questi testi magici, erano forse druidi? O druidesse? Indubbiamente uno dei testi magici più celebri che ci sono giunti, il "piombo di Larzac" fa decisamente riferimento a delle donne e questo è un chiaro indice della reale ed effettiva partecipazione femminile ad operazioni magico-religiose nel mondo celtico continentale.

Il "Piombo di Larzac"

Questi due frammenti di piombo, formanti in origine una tavoletta di piombo, furono ritrovati durante gli scavi della necropoli gallo-romana di l'Hospitalet-du-Larzac nel 1983. I due frammenti, incisi su entrambe le facce, erano posti uno sopra l'altro e si suppone che tale disposizione non sia casuale. Il testo ricostruito è il più lungo in gallico che ci sia giunto e viene fatto risalire alla fine del I sec. d. C.

Purtroppo, a discapito dell'eccezionalità del rinvenimento, una parte dei due frammenti non ha potuto essere decifrata in quanto l'ossidazione del metallo impedisce qualsiasi lettura e risulta impossibile da rimuovere.

La faccia inferiore del secondo frammento presenta una grafia diversa da quella degli altri tre lati. Qualcuno cancello il testo originario e vi sovrascrisse sei righe di propria mano.

Testo della facciata superiore del primo frammento:

insinde . se . bnanom bricto[m i-
-n eianom anuana sanander[
-na . brictom . uidluias uidlu[
tigontias . so . adsagsona . seue[rim
tertionicnim . lidssatim liciatim
eianom . uoduiuoderce lunget
..utonid ponc . nitixsintor si[es
duscelinatia ineianon anuan[a
esi . andernados brictom . bano[na
flatucias . paulla dona potiti[us
iaia . duxtir . adiegias poti[ta m-
atir paullias . seuera du[xtir
ualentos dona paullius
adiega . matir . alias
potita dona prim[ius
adebias

Testo della facciata inferiore del primo frammento:

etic eiotinios cuet[ic
rufena casta dona[
uonus coetic diligentir . c[
ulationicnom auciticnim[
aterem potiti ulatucia rat[et
banonias ne incitas biontutu in-
das mnas ueronadas brictas lissina.[ue
seuerim licinaue . tertioni[cnim
eiabi tiopritom biietutu semn[as
ratet seuera tertionicna
ne incitas biontutus ... du[
anatia nepi anda
incors onda
donicon
incarata

Traduzione (i tre punti di sospensione indicano l'assenza o illeggibilità del testo):

"Invia l'incantesimo di queste donne [le scriventi] contro i loro nomi qui sotto ; questo (è) l'incantesimo di una strega per incantare delle streghe. O Adsagsona [una divinità femminile], guarda due volte Severa Tertionicna, loro strega della parola e loro strega della scrittura, che ella abbandoni colui che loro hanno colpito con la defixio [maledizione] ; con un sortilegio contro i loro nomi, effettua l'incantesimo del gruppo qui sotto [segue una dozzina di nomi femminili] che queste donne succitate, stregate, siano attraverso di te ridotte all'impotenza.

Questo uomo in funzione di giudice [o forse: questo uomo testimonia], che esse hanno colpito con la defixio, che ella [Severa Tertionicna] anulli la defixio di questo uomo ; che egli non possa venire stregato attraverso la scrittura, di strega della parola, di strega dannosa, tra queste donne, che sollecitano Severa, la strega della scrittura, la strega della parola, la straniera.

Aia, Cicena [in dubbio se vocativo o nominativo], che ella non sfugga ai danni della stregata [leggi: di colei che è vittima di stregoneria]"

I 12 nomi femminili elencati nel frammento contengono elementi di parentela ad indicare elementi della stessa famiglia o di diverse famiglie in questa occasione legate tra di loro e sono i seguenti:

  Nome Grado di parentela Famiglia o provenienza famigliare
  Bano[na]
Paulla
(i)Aia
Poti[ta
Severa
Adiega
Potita
etic Eiotinios
cuetic Rufena Casta
coetic Diligentim Vlationicnom
Aucitioni(m)
Vlatucia

dona
duxtir
m]atir
du[xtir - do(n)a
matir
dona

dona

materem
mat[ir]
Flatucias
Potiti[us
Adiegias
Paullias
Valentos - Paulli[us
Aiias
Primius[ - Abesias

[Ba]nonus

Potiti
Banonias

Dove il termine matir significa "madre" e duxtir "figlia", mentre il termine dona è oscuro ed è stata avanzata come ipotesi che si trattasse dell'appellativo sociale delle nutrici. Analizzando i nomi alla luce di questi significati è facile comprendere che si tratta di un gruppo di donne, di tre generazioni diverse, appartenenti ad un medesimo nucleo sociale ed unite da vicoli di parentela a volte diretta.

La "Tavoletta di Chamalieres"

Tavoletta di piombo rettangolare larga circa 6 cm per 4 di altezza, prolungata sulla sinistra da una ansa.

Fu rinvenuta nel 1971 a Chamallieres (Puy-de-Dome, Francia), in località "Source des Roches", durante gli scavi di un sito termale gallo-romano dove era attestato un forte culto delle fonti. Nel sito furono rinvenute tra il 1968 e il 1971 migliaia di statuette lignee quali ex-voto lasciate dagli ammalati e dai pellegrini, oggi conservate presso il Museo Bourgoin a Clermont-Ferrand.

Sappiamo che le fonti, così come le tombe, erano luoghi preferenziali nei quali lasciare carmi magici perché considerati vie di comunicazione con l'aldilà. Un altro esempio dell'utilizzo delle fonti a come canale di inoltro di richieste magiche alle divinità è la fontana della "Dea Sulis", a Bath in inghilterra.

Il testo della tavoletta si estende su 12 linee, le prime due più spaziate sembrano essere isolate dal resto del testo e i termini sono distanziati tra di loro da spazi vuoti irregolari (spesso i testi epigrafici non presentano interruzioni tra una parola e l'altra).

Il testo recita (il segno θ è il Tau gallicum):

andedion uediiumi dìduion risun-
artiu mapon areuriìatin
lopites snieθθic sos brixtia andernon
c lucion floron nigrinon adgarion aemilì-
on paterin claudion legitumon caelion
pelign claudio pelign marcion uictorin asiati-
con aθθedilli etic secoui toncnaman
toncsi'ontìo meìon toncsesit bue_
tid ollon reguccambion exsops
pissìiumìtsoccantì rissuis onson
bissìet luge dessummi^is luge
dessummìis luge dessummììs luxe

Traduzione (i tre punti di sospensione indicano l'assenza o illeggibilità del testo):

"Io ti invoco Mapon arueriiatis per la potenza degli dei di sotto; che tu li ... e che tu li torturi, per la magia degli dei inferi : (dovete colpire) Caius Lucius Florus Nigrinus, l' accusatore, Aemilius Paterinus, Claudius Legitumus, Caelius Pelignus, Claudius Pelignus, Marcius, Victorinus, Asiaticus figlio di Aθθedillos, e tutti coloro che che pronunciarono quello spergiuro. In quanto a colui che chiese il giuramento, che gli siano deformate tutte le ossa lunghe. Cieco lo voglio. Con questo egli sarà a noi dinnanzi a voi [senso della frase oscuro]. Che tu ... alla mia destra [ripetuto 3 volte]."

Lo stato del testo è perfetto e completo, un evento rarissimo, la scrittura regolare e ben leggibile, solo qualche lettera resta ambigua ed in qualche caso le lettere "p" e "t" non sono abbastanza differenziate.
E' possibile distinguere le diverse parti del testo: la frase di invocazione iniziale, la sola di cui si sia assolutamente certi della traduzione; l'inizio della maledizione con uno o due verbi imperativi; una lista di nomi tipicamente latini; le prescrizioni con i dettagli dei malanni augurati; infine la formula finale con due parole ripetute tre volte, luge dessummìis, e la clausola luxe.

Copyright
Autore Galad 'r Noz | Pubblicato il 15/12/2003

 

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