“…et lingua et habitu et moribus neque Germani neque Itali sunt.”
G.Tovazzi, fine ‘700
I Ladini sono un
piccolo gruppo etnico (oggi non più di 35.000 persone) che abita
le quattro valli delle Dolomiti centrali, quelle che
scendono dal Gruppo del Sella: Badia, Gardena,
Fassa e Livinallongo. Si aggiunge a
queste l’Ampezzano, ossia la conca di Cortina.
Molto orgogliosi della propria identità, i Ladini continuano a
lottare strenuamente per mantenerla viva contro tutte le difficoltà
del mondo moderno.
Le origini dei
Ladini non sono ancora state del tutto chiarite, nemmeno - per ora - dalla
moderna genetica. Sappiamo per certo che il loro ceppo originario abitava
le Dolomiti da prima che vi arrivassero i Romani, probabilmente almeno
dall’inizio dell’età del Ferro. I Romani chiamarono
– all’ammasso - Reti un gruppo abbastanza variegato di popoli
che occupava quasi tutte le Alpi centrali ed orientali. Sottoposti col
tracollo dell’Impero a varie invasioni, i loro discendenti si frammentarono,
ritirandosi nelle valli meno esposte: allo stesso ceppo dei Ladini
propriamente detti appartengono anche i Romanci dei Grigioni,
ad ovest, ed i Friulani, ad est.
Tutte le leggende ladine sono permeate dal fascino dei
“Monti pallidi”: le profonde valli boscose
e le chiare pareti che si tingono di rosa carico nella luce del tramonto,
lo scroscio dei torrenti impetuosi ed i silenziosi specchi dei laghetti
di montagna. Ma c’è anche la costante presenza di una gente
al tempo stesso umile e fiera, che conosce sia le massacranti fatiche
del lavoro sui monti, sia i momenti d’incanto che questi possono
riserbare, che ha conservato un altissimo grado di comunione spirituale
con la sua terra e che lo ha dimostrato anche col suo tenace attaccamento
alle tradizioni espresse attraverso le antiche leggende.
Nelle prossime puntate di questo breve excursus sulle leggende ladine
prenderemo in considerazione con maggior dettaglio alcune tra le leggende
ladine più note ed importanti, cominciando da quella che forse
è la più significativa: il “Regno dei Fanes”
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Autore Adriano Vanin | Pubblicato il 07/06/2007