Bibrax - Associazione Culturale Celtica.
Associazione Culturale Celtica Bibrax
Associazione Culturale per lo studio e la divulgazione della cultura celtica.
Ricerca
Bibrax contiene centinaia di articoli e notizie, utilizza questo modulo di ricerca per trovare le informazioni che desideri.
in Bibrax  nel Web

Powered by Google
Ti trovi in:

Articolo:
Indice degli articoli di questo canale...Indice degli articoli Segnala un articolo in questa categoria...Segnalazioni Collegati al Feed RSS di questo canale...Formato RSS Add to Google

La Dea Veneta (Dal Baltico alla Bretagna)

La Dea Veneta (dal Baltico alla Bretagna)

Edito da CiErre Grafica, autore Piero Favero


Esteticamente, davvero un gran bel volume; in brossura, con copertina lucida e pesante carta patinata, ricchissimo di illustrazioni e fotografie. Io però avrei messo un ulteriore sottotitolo: “storia di un popolo padre d’Europa”. In sostanza, di Reitia non è che si parli poi moltissimo, anche perché, come lo stesso Favero ammette in tutta onestà, ci sono poche certezze riguardo al suo culto, nel senso che non sappiamo esattamente come e quando si svolgevano riti e cerimonie, né conosciamo i particolari del sentimento religioso degli antichi Veneti. Molto più ampiamente si parla invece della diffusione geografica dei Veneti, che non abitavano solamente le zone che ancor oggi vengono chiamate Veneto. Molti appassionati di Storia celtica sapranno, dal De Bello Gallico, che Cesare nomina i Veneti della Bretagna, precisamente nella zona che oggidì, non a caso, si chiama Vandée, o Vandea in italiano. Ma non c’erano solo loro! I Wendi sul Baltico (tra l’altro considerata la patria d’origine dei Veneti), i Venetulani in centro Italia, i Vindelici in Germania e Austria, i Venedoti in Galles, gli Eneti in Turchia? Poi l’Autore parla estesamente di linguistica, facendo un parallelo tra venetico e sloveno che impressiona per la somiglianza tra i due idiomi – gli Sloveni sembrano infatti far parte pure loro della grande famiglia veneta. Alla fine l’Autore lascia il lettore con più domande che risposte, ma il suo intento è proprio questo: suscitare quesiti; agli accademici il compito di trovare le risposte. Del resto, osserva ancora l’Autore, è solo ponendosi delle domande che ogni scienza progredisce. Ed ancora: l’approccio interdisciplinare (archeologia, storiografia, linguistica, toponomastica, etnologia, archeoastronomia e quant’altro) è il metodo più efficace per risolvere gli enigmi del passato, come ben hanno dimostrato studiosi del calibro di Marija Gimbutas e Mircea Eliade, tanto per fare due nomi.
Ed ora le critiche e le imprecisioni, in verità entrambe in numero assai esiguo:
Nella prefazione, a cura di Giandomenico Picco (ex vicesegretario ONU), compaiono alcune dotte citazioni in inglese: peccato che, a differenza della sottoscritta, non tutti conoscano la lingua d’Albione! Una traduzione ci sarebbe stata bene, e trovo che la sua assenza sia una mancanza di riguardo da parte dell’autore (il Picco appunto) nei confronti dei lettori che non hanno la fortuna di essere colti come lui, una mancanza di riguardo certamente indegna di una persona intelligente quale egli certamente è. Per lo stesso motivo, avrebbe dovuto spiegare a che cosa si riferisce parlando del 1534 e del 1100 in relazione alla caduta di Saddam Hussein nel 2003: ho la presunzione di ritenermi alquanto ferrata in materia di Storia, ma con solo l’anno di riferimento proprio non sono riuscita a comprendere cosa volesse dire.
A pag. 58 l’Autore afferma che Niobe, sorella di Pelope da cui la leggenda vuole che gli Eneti discendano, è la madre dei Titani. Ciò è inesatto, in quanto i Titani sono figli di Urano e di Gea, mentre i figli di Niobe sono chiamati Niobidi.
A pag. 66 l’Autore commenta che le concezioni religiose del Neolitico erano “semplici”; mi pare evidente che egli abbia letto assai poco di M.Gimbutas (infatti nella bibliografia cita solamente l’unico suo libro tradotto in italiano “Il linguaggio della Dea”). Ritengo che se si fosse documentato maggiormente si renderebbe conto che il sentimento religioso dell’Uomo del Neolitico era invece assai sofisticato. Ma questa può naturalmente essere una questione di opinioni…
A pag. 83 l’Autore parla di un personaggio della mitologia greca di nome Erope, chiamandola però prevalentemente Europa ed ingenerando in tal modo confusione con l’Europa che fu rapita da Zeus in forma di toro bianco, portata a Creta e lì sedotta dal dio.
A pag. 98 c’è una citazione in latino del De Bello Gallico. Ciò fa indubbiamente ottima impressione, ma qui vale la stessa critica che muovo al Picco per le citazioni in inglese nella prefazione. Ugual discorso si applica alle molte traduzioni di nomi e parole direttamente in lingua e scrittura greca, assolutamente illeggibili per chi non ha alle spalle studi classici.
A pag. 159 l’Autore afferma che la chiesa cattolica nel VI secolo assorbì la festa pagana del 1° agosto (la Lughnasad celtica o le Feriae Augusti romane) in quella dell’Assunzione della Vergine. È certamente vero che fin dal IV secolo (quindi addirittura prima del VI secolo) i teologi affermavano l’assunzione in cielo di Maria in corpo e spirito, ma il dogma fu proclamato soltanto nel 1950, e ritengo che una precisazione in questo senso sarebbe stata opportuna.
A parte i rari “scivoloni” sunnominati, nel complesso ho grandemente apprezzato il libro; lo ritengo frutto di seri ed approfonditi studi, ed inoltre l’umiltà con cui il Favero presenta le sue teorie, senza emettere giudizi categorici od opinioni sentenziose, è davvero encomiabile, ben lontana da certa presunzione accademica che si riscontra in taluni ricercatori professionisti. Inoltre, il tono colloquiale e la limitatezza nell’uso di paroloni tecnici, che rendono un testo pesante ed a volte incomprensibile, producono una lettura molto scorrevole e piacevole. Complimenti dunque a Piero Favero ed alla sua opera, che mi sento di consigliare vivamente a chiunque voglia conoscere meglio non solo la storia dei Veneti antichi, ma anche fare qualche intrigante congettura sulle reali origini di alcuni miti e leggende, che forse a torto sono attribuiti ad altri popoli.

Pubblicato: 21/08/2009
Fonti: Recensione di Mariangela Mariga

Powered & Designed by Carlo Recalcati Web Engineering | © Copyright Bibrax e rispettivi Autori | RSS Feed | CSS e HTML | Sitemap