L'Impatto delle Zone Morte sul Clima
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La diffusione dei bacini d'acqua fortemente deprivati di ossigeno potrebbe avere un impatto sulle condizioni ambientali che va ben oltre quello, negativo, già individuato sulle acque locali.
La diffusione delle cosiddette “zone morte” – come vengono definiti i bacini d'acqua fortemente deprivati di ossigeno – potrebbe avere un impatto sulle condizioni ambientali che va ben oltre quello, negativo e già individuato, sulle acque locali.
Sebbene sia attualmente presente in concentrazioni estremamente basse nell'atmosfera, l'ossido di diazoto è un potente gas serra e sta diventando un fattore sempre più importante nella distruzione dell'ozono stratosferico. Negli ultimi 400.000 anni le sue variazioni di concentrazione hanno seguito grossomodo quelle del biossido di carbonio e hanno avuto un impatto limitato sul clima, ma questa dinamica potrebbe cambiare.
Così come le attività umane possono causare un aumento senza precedenti delle sorgenti terrestri di ossido nitroso, o ossido di diazoto (N2O), anche la produzione marina di N2O può aumentare in modo sostanziale come risultato dell'inquinamento da nutrienti, del riscaldamento delle acque e dall'acidificazione dell'oceano. Poiché l'ambiente marino è una fonte netta di N2O, gran parte della sua produzione verrà persa nell'atmosfera, con ciò intensificando l'impatto climatico.
In un articolo pubblicato sulla rivista Science, Lou Codispoti e colleghi oceanografi del Center for Environmental Science dell'Università del Maryland spiegano infatti come l'incremento di N2O prodotto nelle acque ipossiche, ovvero a basse concentrazioni di ossigeno, possa aumentare a sua volta le concentrazioni atmosferiche dello stesso composto, aggravando così il riscaldamento globale e depauperando lo strato di ozono, con conseguenze significative sulla quota di raggi UV che arrivano sulla superficie terrestre.
"Via via che la massa delle acque ipossiche si sposta verso le acque superficiali e si espande lungo le zone costiere, aumenta la sua capacità di produrre ossido di diazoto”, ha spiegato Codispoti. "Tenuto conto che attualmente le zone a basso contenuto di ossigeno producono circa metà del contenuto netto di ossido di diazoto dell'oceano, si potrebbe osservare un significativo, ulteriore aumento della sua concentrazione atmosferica se queste zone morte continueranno ad espandersi”.
Pubblicato: 18/03/2010
Link: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1342372
Fonti: Science