Imbolc e la Cailleach
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Imbolc è un’antica festività gaelica che segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, celebrata tradizionalmente tra il tramonto del 31 gennaio e il 1º febbraio. In Irlanda è nota anche come festa di Santa Brigida (Lá Fhéile Bríde) e corrisponde nel calendario cristiano alla Candelora. Imbolc era una delle quattro feste stagionali principali dell’Irlanda e della Scozia celtica, insieme a Beltane (1º maggio), Lughnasa (1º agosto) e Samhain (1º novembre). Come festa della luce crescente, Imbolc celebra il ritorno del sole e dei primi segnali di rinascita naturale dopo il buio invernale.
Il significato del nome stesso è legato ai cicli agrari e pastorali primaverili. Secondo alcuni studiosi deriva dall’irlandese arcaico i mbolg (“nel grembo”), alludendo alle pecore gravide e ai semi in germinazione nel ventre della terra. Un’altra spiegazione è attestata in fonti medievali come il Tochmarc Emire (racconto del Ciclo dell’Ulster): qui Imbolc (scritto Oimelc) è collegato proprio all’“inizio della primavera”, e si specifica che il termine ói-melg significa “latte di pecora”, il periodo in cui le pecore da poco agnellate iniziano a produrre latte (The Wooing of Emer by Cú Chulainn). In effetti Imbolc cade nella stagione dell’allattamento degli ovini e della prima mungitura dopo l’inverno. Questo legame con la pastorizia primaverile spiega perché, nelle società celtiche pre-cristiane, la festa avesse connotazioni di purificazione e rinascita legate alla fertilità della terra e degli animali.
Con l’epoca cristiana, Imbolc fu in parte assimilata nella festa di Santa Brigida, celebrata lo stesso giorno. Brigida, venerata come santa cristiana, presenta forti parallelismi con l’omonima dea celtica Brigid della tradizione pre-cristiana. Entrambe sono figure femminili legate alla fertilità, alla prosperità e al fuoco sacro. Non a caso molti riti di Imbolc riguardavano il fuoco domestico e la protezione del focolare: era usanza accendere candele e fuochi per rappresentare il ritorno della luce solare. In Irlanda si preparavano le croci di giunco di Santa Brigida (Brigid’s cross) da appendere in casa come simbolo di benedizione e protezione per l’anno a venire. Si lasciavano inoltre all’aperto pezzi di stoffa o nastri la notte della vigilia, affinché Brigida li toccasse passando, tali panni (brat Bríde) avrebbero poi avuto proprietà taumaturgiche e protettive secondo la tradizione popolare. Questi aspetti riflettono la fusione tra il patrimonio folklorico celtico e la nuova devozione cristiana: il tema centrale rimane la rinascita della vita dopo il gelo invernale, personificata ora dalla santa, un tempo forse dalla dea.
La Cailleach: la “Vecchia” dell’Inverno
Accanto alla figura luminosa di Brigida, nel folklore gaelico troviamo una controparte oscura legata all’inverno: la Cailleach. In irlandese e in scozzese gaelico cailleach significa letteralmente “vecchia” o “veggente, strega”, ed è il nome dato a una divinità/spirito femminile ancestrale associato all’inverno e agli elementi più ostili della natura. La Cailleach appare nelle leggende come una vecchia megera dotata di poteri soprannaturali, spesso descritta come la Regina dell’Inverno o “Madre delle tempeste”. Le vengono attribuiti vari epiteti locali: in Scozia è chiamata Cailleach Bheur o Beira, in Irlanda Cailleach Bhéara (la “Vecchia di Beara”) o anche con nomi specifici a seconda delle regioni. In generale incarna la forza selvaggia dell’inverno: governa il freddo, le bufere, tiene la terra in uno stato di quiescenza e, secondo alcune storie, modella anche il paesaggio (si narrava che avesse formato colline e pietre lanciandole o cadendo a terra). La Cailleach è dunque una figura di vecchia dea della terra in inverno, che porta con sé sia la distruzione delle tempeste sia il necessario riposo della natura.
In molte tradizioni la Cailleach ha un ciclo stagionale: domina i mesi invernali ma è destinata a perdere il suo potere con l’arrivo della primavera. Alcuni miti scozzesi raccontano che alla fine dell’inverno la Cailleach si trasforma in pietra o ringiovanisce, tornando ad essere la fanciulla della primavera. In altre versioni è contrapposta a Brigid: la vecchia dell’inverno e la giovane della primavera sarebbero due aspetti di una stessa divinità ciclica, oppure due figure in lotta per la supremazia stagionale. Ad esempio, una leggenda popolare scozzese narra che la Cailleach imprigionò la fanciulla primaverile (chiamata Bride) per impedire la fine dell’inverno, ma il giovane dio Angus la liberò, sconfiggendo la Cailleach e riportando così la primavera. Anche se questo racconto non proviene da fonti medievali ufficiali ma dal folklore moderno, illustra bene il simbolismo: il passaggio dall’inverno all’estate è immaginato come un avvicendamento fra una vecchia e una giovane, fra buio e luce, gelo e fioritura.
Imbolc e la Cailleach nel folklore
Proprio a Imbolc, punto di svolta della stagione, la Cailleach gioca un ruolo di primo piano nel folklore gaelico. Tradizionalmente si credeva che il giorno di Imbolc la Cailleach determini la durata residua dell’inverno. Secondo un antico racconto popolare, la Cailleach in questo giorno esce di casa di buon mattino per procurarsi provviste di legna da ardere per il resto della stagione fredda (Cailleach, the weather goddess). Se l’1 febbraio il tempo è insolitamente bello, limpido e soleggiato, significa, dice la leggenda, che la Cailleach ha deliberatamente creato una bella giornata per poter raccogliere molta legna. Ciò indicherebbe che intende prolungare l’inverno: preparandosi con una scorta di combustibile, la Vecchia vuole far durare il freddo ancora a lungo. Al contrario, se il giorno di Imbolc è grigio, piovoso o tempestoso, vuol dire che la Cailleach sta dormendo e non è uscita a fare provviste; presto finirà la legna e quindi l’inverno volgerà al termine rapidamente. In altre parole, una giornata di maltempo a Imbolc era considerata di buon auspicio, presagio di primavera imminente, mentre un clima insolitamente sereno faceva temere almeno altre sei settimane di freddo.
Questa tradizione popolare, attestata sia in Irlanda che in Scozia, mostra sorprendenti analogie con i successivi rituali della Candelora e persino con il moderno “Giorno della Marmotta”. Non a caso, un proverbio scozzese citato da un folclorista recita: “If Candlemas Day is bright and clear, there’ll be two winters in the year” (“se il giorno della Candelora è luminoso e limpido, ci saranno due inverni nell’anno”). Si tratta dello stesso principio associato in Nord America al 2 febbraio: l’animale sacro (la marmotta, erede di un’antica tradizione tedesca col tasso) se vede la sua ombra sotto il sole, “prevede” altre settimane di gelo, mentre l’assenza di sole preannuncia un clima mite in arrivo. Queste usanze meteorologiche derivano probabilmente tutte da una comune radice europea. In Irlanda, la figura della Cailleach riassume il senso di tale credenza: è l’“animale totemico” o meglio la personificazione dell’inverno che, a Imbolc/Candelora, decide se il gelo continuerà o se può ritirarsi.
Una variante curiosa proviene dall’Isola di Man, dove la Cailleach è chiamata Caillagh ny Groamagh. Qui si dice che all’inizio di febbraio la Cailleach assuma la forma di un gigantesco uccello grigio con ramoscelli nel becco. Anche questo simbolismo suggerisce la Vecchia che raccoglie legna (i ramoscelli) prima di ritirarsi: in forma di uccellaccio invernale, vola in cielo a determinare le ultime tempeste. Quando perde la sua presa, i ramoscelli cadono, segno che il suo potere sta finendo e la primavera può avanzare. Sono immagini folcloriche che amplificano il ruolo della Cailleach come dea invernale: finché è attiva e in forze (bel tempo a Imbolc, uccello che vola con i rami) l’inverno persiste; quando essa dorme o lascia cadere i ramoscelli, la sua stagione termina.
Oltre al mito della Cailleach, il folklore gaelico di Imbolc presenta altri elementi legati alla previsione del tempo e alla rinascita primaverile. In Scozia era diffuso un canto tradizionale secondo cui il giorno di Santa Brigida il serpente esce dal suo buco nel terreno per tastare il clima. Un frammento in lingua gaelica raccolto da Alexander Carmichael recita: “Thig an nathair as an toll, Là donn Brìde, ged robh trì troighean dhen t-sneachd air leac an làir”, cioè “Il serpente verrà fuori dalla tana, nel giorno bruno di Brìde, sebbene ci siano tre piedi di neve sul suolo”. Questo verso (noto tramite la raccolta ottocentesca Carmina Gadelica di Carmichael) mostra che persino i rettili, metaforicamente, “sentono” l’arrivo di Brigid/primavera: come la marmotta di altre tradizioni, il serpente rappresenta la natura che si risveglia se l’inverno è in declino. In caso contrario, resterà nascosto sotto terra ancora per un po’. Ancora una volta vediamo il medesimo schema: il giorno di Imbolc funge da spartiacque stagionale, scrutato con attenzione da popoli antichi e contadini per trarre auspici sull’andamento del clima.
In definitiva, Imbolc è una festa di transizione e speranza, in cui convivono elementi luminosi e oscuri del ciclo vitale. Da un lato la celebrazione della giovane Brigida e del ritorno della luce, dall’altro la figura ancestrale della Cailleach che regna sul gelo residuo. Il folklore celtico, con i suoi racconti e simboli, ha tramandato in forma poetica questa dialettica stagionale. La Vecchia dell’Inverno e la Sposa della Primavera si incontrano a Imbolc: se la prima prevale ancora, il suo regno si allunga, ma se cede il passo, la seconda annuncia l’arrivo imminente di tempi più miti. La ricchezza di queste tradizioni, dai rituali con il fuoco e il latte, alle filastrocche sulla Cailleach che raccoglie la legna o sul serpente che esce dal suolo, testimonia l’importanza di Imbolc nelle società celtiche. Era il momento in cui si scrutava il cielo invernale in attesa di un segnale di cambiamento, un rito collettivo che univa speranza, fede e osservazione della natura. Così, attraverso miti come quello della Cailleach, il sapere popolare ha espresso per secoli la consapevolezza profonda dell’eterno ciclo di morte e rinascita che governa le stagioni.
Per un calcolo preciso della data di questa festività lunare, si veda il Calendario Celtico in questo stesso sito.
https://www.bibrax.org/contents/53/imbolc-e-la-cailleach/
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